Capire il tuo gatto

Il gatto è animale sempre più presente nelle nostre case: tuttavia, anche se la sua diffusione è in netta crescita, purtroppo è un animale ancora così poco compreso e capito.

Tanti (troppi!) sono infatti i pregiudizi che ancora persistono sui felini e questo spesso ci impedisce di comprendere appieno il loro comportamento

La nostra relazione con il gatto

La nostra relazione con il gatto ha origini lontane, ma non così lontane come quella tra l’uomo e il cane che si è letteralmente co-evoluto con l’essere umano. Il gatto no. Il gatto da sempre ha una natura solista, che ha iniziato ad interagire con l’uomo per motivi opportunistici: gli agricoltori gli offrivano delle fonti di cibo e loro tenevano lontani i topi che danneggiavano i raccolti. Era dunque una coabitazione che faceva comodo ad entrambi.

Questo però non ci ha impedito, poi, di tessere con loro una relazione molto più profonda, basata sulla conoscenza reciproca, sull’affetto e sul piacere dello stare insieme, senza secondi fini.

Forse non tutti sanno che il gatto ha un’origine mediorientale ed è arrivato in Europa secoli fa tramite le navi dei mercanti. Agli inizi del ‘900 i gatti giravano ancora per le cascine, non esisteva ancora l’idea di gatto domestico che abbiamo oggi.

Questo ci fa capire quanto il rapporto tra gatto e umano sia in continua evoluzione diventando sempre profondo con il passare degli anni.

Tuttavia, adesso dobbiamo fare l’ennesimo passo in avanti: abbiamo capito che il gatto è un animale intelligente, sensibile e capace di stabilire una relazione profonda con l’essere umano ma, come dicevo all’inizio, è ancora troppo poco conosciuto nei suoi bisogni etologici.

Chi è davvero il gatto? Cosa comunica davvero quando fa determinate azioni? Cosa lo rende davvero felice? Questo sono alcune delle domande che dovremmo cominciare a porci.

Intanto dobbiamo ricordarci che i gatti provano una grande varietà di emozioni come gioia, paura, tristezza, rabbia, disgusto, sorpresa e hanno da sempre un loro modo di comunicarle.

Non solo: il piccolo felino è diventato, capace anche di riconoscere quando i membri della famiglia sono tristi, arrabbiati o felici, osservando il movimento dei muscoli facciali dei referenti e ascoltando il tono della loro voce per “leggere” ciò che proviamo.

Come capire invece le emozioni che prova il gatto?

Osservandone il volto, il corpo e la coda: quando è impaurito ad esempio le orecchie sono abbassate ai lati della testa, gli occhi spalancati, le pupille dilatate, la muscolatura del corpo in tensione, la coda retratta sotto di sé. Se è arrabbiato, invece, le orecchie sono erette o piegate all’indietro, gli occhi spalancati, la pupilla a fessura, la contrazione delle labbra può scoprire i denti, la muscolatura del corpo è contratta così come la coda è in tensione e si muove rapidamente. Inoltre, leccare le labbra o la punta del naso, sbadigliare, ansimare sono segnali che indicano che il gatto è a disagio.

Anche i vocalizzi comunicano informazioni sullo stato emozionale del gatto: il trillo esclamato al rientro a casa del referente e accompagnato dalla coda dritta verso l’alto trasmette un messaggio di saluto. I miao sommessi indicano la voglia di coccole. Anche lui, insomma, ci comunica a modo suo ciò che prova.

Anche il “fare la pasta” è un’azione che ci fa comprendere lo stato d’animo di un gatto, anche se in realtà, su questa azione specifica ci sono diverse teorie che tentano di spiegarla.

La scienza, infatti, ancora non ha trovato la conclusione definitiva sul perché i gatti intraprendono questa azione in cui aprono e chiudono le zampe in maniera alterna accompagnando spesso questa azione alle fusa.

Potrebbe trattarsi di un comportamento innato che li riporta all’infanzia: i gattini appena nati impastano le mammelle della madre per stimolare il flusso di latte. Una volta cresciuti continuano con questa abitudine, come fosse comportamento istintivo, che fa sentire ogni gatto a proprio agio e felice. Insomma, quando un gatto impasta con le zampe vuol dire che è contento.

Oppure potrebbe trattarsi di un comportamento primitivo per prepararsi la cuccia: il gatto è nato come predatore e quindi era spesso a caccia nelle foreste e quando calava la notte si costruiva la sua cuccia andando ad appiattire l’erba e le foglie per creare un rifugio comodo dove riposarsi. Secondo questa teoria il gatto impasta con le zampe per un istinto primordiale di predatore.

Secondo qualcuno impastare serve al gatto per lasciare un segno indelebile, come a marcare il proprio territorio.

Altri, più semplicemente, hanno notato che mentre il gatto è intento ad impastare fa anche le fusa, segno, secondo molti, che ha bisogno di attenzioni e coccole.

Ma aldilà della comprensione dei singoli stati d’animo molte persone desiderano capire una cosa molto importante ovvero se il proprio gatto è felice oppure no.

Lo stato d’animo del gatto

Sicuramente il modo più semplice e sicuro per riconoscere un gatto di buon umore è la sua reattività verso il mondo. Il gatto che dorme sempre, solitamente, non è un gatto rilassato, è un gatto depresso. Un gatto, invece curioso e reattivo agli stimoli dell’ambiente circostante è un gatto sereno!

Una parte del corpo che ci può aiutare molto a comprendere lo stato d’animo del gatto è sicuramente la coda: di solito, se un gatto tiene la coda dritta, proprio come una candela è un segnale di felicità e volontà di interagire con noi. Se la punta stessa della coda è leggermente curva quando viene tenuta dritta, allora qualcosa ha innescato la curiosità del gatto ed ora sente il bisogno di esplorare. Infine, un altro segno positivo che può essere interpretato guardando la coda è quando viene tenuta abbassata in totale relax. Ciò suggerisce che il gatto è a suo agio con l’ambiente circostante.

Anche i segnali non verbali possono essere osservati anche in base ai movimenti della testa. Se un gatto ti strofina la testa contro, ti accarezza la testa sulla mano, ti lecca e tiene anche la testa dritta sopra la linea del corpo senza abbassarla, possiamo dire che il nostro amico felino è completamente rilassato e si sente pienamente a suo agio quando vede i propri pet parent.

Oltre al “fare la pasta”, di cui ho parlato prima, c’è poi anche un altro comportamento tipico dei gatti che solitamente suscita molto interesse nelle persone, ovvero quello di accarezzare un micio che sembra totalmente rilassato e che però poi, subito dopo, improvvisamente, morde la mano di chi lo accarezza.

Di base, quando succede è perché non siamo stati abbastanza bravi a comprendere i suoi segnali non verbali che il gatto stesso ci ha inviato. Inoltre, ogni gatto ha una diversa sensibilità, c’è chi ama molto le coccole e chi meno, ma dobbiamo sempre ricordarci che il manto dei gatti è molto innervato e quindi molto sensibile. Noi umani esprimiamo affetto tramite sessioni di coccole anche molto lunghe ma non è sempre detto che per il gatto siano piacevoli come per noi.

L’alimentazione del gatto

Un altro argomento che sta molto a cuore ai proprietari di gatti è quello della giusta alimentazione. I gatti, infatti, sono solitamente noti per essere schizzinosi col cibo, ma a volte possono sorprendere i loro umani con appetiti insaziabili. È essenziale comprendere quali possono essere le motivazioni alla base di questo comportamento.

Le ragioni possono variare a seconda dell’animale e possono essere dovute ad aspetti più banali come la noia e la scelta dell’alimento o a condizioni mediche più gravi come il diabete o l’ipertiroidismo. In tutti i casi, è importante monitorare questo nuovo aumento dell’appetito, comprenderne le cause ed evitare di incoraggiarlo per prevenire l’insorgenza di sovrappeso/obesità e i relativi problemi associati.

Detto questo dobbiamo metterci in testa che, quando il gatto miagola non sempre sta chiedendo da mangiare! È un errore comune di molti cat parents… o forse è la soluzione più comoda che troviamo. Spesso il gatto sta semplicemente chiedendo attenzioni o è annoiato. In questo senso io consiglio di aumentare le sessioni di gioco, cosa che previene sia la noia che l’obesità!

Il gatto anziano

E ricordiamoci che anche i gatti anziani giocano! Proprio così! E questo è un altro tema importante per chi ha il privilegio di vivere con un gatto: come affrontare la vecchiaia del proprio micio. Man mano che il gatto invecchia potrebbe sentire il bisogno di rallentare un po’ le cose. Il gioco diventa più delicato, i ritmi del sonno possono cambiare e potrebbe diventare meno attivo. Altri cambiamenti comportamentali specifici, come l’aumento della vocalizzazione o le alterazioni nelle abitudini di toelettatura, possono offrire segnali sulle loro esigenze in evoluzione.

Comprendere questi nuovi modelli comportamentali potrebbe richiedere di adattare le nostre cure nei suoi confronti. Ad esempio, se la nostra casa a più livelli pone delle sfide, occorre considerare di rendere facilmente accessibili gli elementi essenziali come il cibo, l’acqua e la lettiera, ma anche il suo lettino preferito e i giocattoli.

È importante ricordarci anche che in questa fase della vita i gatti diventano meno predisposti ai cambiamenti.

Un trasloco, l’inserimento di un altro pet, o comunque cambiamenti importanti nella vita quotidiana potrebbero essere difficili da affrontare per un gatto anziano.

L’importante è non smettere mai di offrire stimoli, questo lo raccomando sempre. Certo, devono essere stimoli adatti alla fase della vita del gatto e alle sue capacità e motivazioni, ma non dobbiamo mai arrenderci.

Poi, ovviamente, ci sono tutte le complicazioni di salute legate all’età. Controlli veterinari costanti rappresentano il fondamento della cura dei gatti anziani. Esami regolari durante l’anno aiuteranno a identificare e affrontare tempestivamente i problemi di salute, garantendo al tuo animale domestico una vita confortevole e vivace durante i suoi anni d’oro.

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